Dado frequentava la scuola primaria. Era bravo a giocare a calcio e gli piaceva anche nuotare, andare in bicicletta e correre nel cortile con i suoi amici. Aveva anche tante buone idee che amava condividere con loro. Fino al giorno del suo compleanno.
Come regalo, Dado aveva chiesto un nuovo gioco elettronico, uno di cui aveva sentito parlare con entusiasmo da altri bambini. Siccome era un bambino educato, che stava attento a scuola e aiutava anche in casa, i suoi genitori furono felici di esaudire il suo desiderio. Ma, dal momento in cui ricevette il regalo, cambiò tutto.
Il gioco era davvero fantastico, proprio come dicevano tutti. Dado adorava la luminosità dello schermo e i suoni forti e coinvolgenti. Anche se gli dispiaceva ammetterlo, non vedeva l’ora che la festa finisse per poterlo provare in pace.
Non appena accese il dispositivo, i suoi occhi si illuminarono, le dita sembravano incollate al controller e le sue orecchie smisero di percepire i suoni esterni. Non riusciva a smettere di giocare, a staccare le dita dal controller.
“Dado, vuoi venire fuori a giocare?”, chiese il fratellino con un pallone sotto il braccio, pronto a uscire.
“No grazie, magari dopo…”, borbottò Dado, senza staccare gli occhi dallo schermo lampeggiante.
“Ma Dado, ci saranno i nostri amici, stanno venendo tutti”, insistette inutilmente il fratello. Dado non rispondeva più. Così il fratellino prese il pallone e uscì. Capiva perché non voleva giocare: un gioco nuovo è sempre un gioco nuovo. Ma era strano che Dado non glielo mostrasse né gli permettesse di provarlo.
Fuori, i bambini giocavano a palla, a nascondino, si arrampicavano sugli alberi e si divertivano un sacco. Dado, invece, passò tutto il pomeriggio sul divano, completamente assorbito dal gioco. Solo quando la batteria si scaricò e il…