Un giorno, il piccolo vichingo Erik e sua madre uscirono nei campi. Era necessario ararli e renderli più grandi per poter raccogliere ancora più grano l'anno dopo. Era un lavoro faticoso, perché il prato confinante, ricoperto da erbacce, era pieno di sassi. Erik comunque aiutò la mamma con entusiasmo e, quando trovò un sasso enorme, le gridò:
“Guarda mamma, solleverò questa pietra e la butterò via come fanno gli uomini forti e i guerrieri invincibili!”
Ma, anche se Erik mise tutta la sua forza per sollevare la pietra, questa non si mosse. Dopo una lotta inutile, Erik crollò a terra, completamente esausto e infastidito.
Sua madre, che lo aveva osservato, sorrise. Poi trovò un grosso bastone, lo infilò sotto un lato della pietra e si appoggiò con tutto il suo peso dall'altro. L'enorme pietra rotolò via come una balla di paglia.
Gli occhi di Erik si spalancarono, poi si riempirono di lacrime: “Non sarò mai abbastanza forte per essere un guerriero invincibile”.
Ma la mamma gli disse: “Mio caro Erik, anche i guerrieri più forti devono usare la testa. Oggi ti racconterò la storia del potente dio Thor, che era più forte di chiunque altro, ma che imparò come a volte la forza da sola non basta.
Molto tempo fa, ad Asgard, la dimora di tutti gli dèi, viveva un dio forte e potente di nome Thor. Thor era famoso per la sua forza e per il suo martello magico Mjölnir, che usava per proteggere le persone e gli dèi dai giganti malvagi.
Un giorno, un gigante chiamato Hrungnir arrivò ad Asgard. Era un colosso e amava vantarsi di essere la creatura più forte del mondo. Hrungnir era talmente arrogante che aveva deciso di conquistare Asgard e mostrare a tutti gli dèi chi era…