Sono tornato a casa dall'appartamento della mia ultima vicina di casa e non sono molto soddisfatto perché ho parlato con tutti gli inquilini del palazzo, ma non ho ancora trovato quello che cercavo.
“Andiamo al museo dell'ingegneria oggi?”, mi ha suggerito la mamma. “Sembri un po' triste e questo ti tirerà su di morale. Questa settimana c'è una nuova mostra sui robot!”.
Devo dire che mi è sembrata un'idea fantastica. Mia madre sa quanto mi piacciono le storie sui robot. Quindi ho accettato subito.
Il museo espone robot provenienti da tutto il mondo. Alcuni sono solo macchine complesse, ma altri sembrano persone: hanno testa, braccia, gambe e occhi luminosi. Sono passato da un robot all'altro. Non riuscivo a smettere di guardarli, sono così affascinanti.
E possono fare ogni genere di cose! Uno sapeva suonare il pianoforte, un altro volare per la stanza e diversi sapevano parlare!
“CIAO. COME TI CHIAMI?” ha salutato il primo robot con una voce metallica e gracchiante. “SONO LIETO DI CONOSCERTI.”
“Che modo buffo di parlare”, ho commentato ridendo. “Dice tutto con lo stesso tono di voce”.
“Questo perché è una macchina, non una persona”, ha risposto la mamma. “Non ha emozioni come noi esseri umani”.
Mi è tornata in mente la signora al parco giochi e quello che mi aveva detto, cioè che senza emozioni saremmo come dei robot.
“Il robot può parlare”, mi ha spiegato la mamma, “ma non può provare gioia o tristezza. Dice che è felice di conoscerti, ma come hai notato la sua voce rimane sempre la stessa, non sembra affatto felice”.
“SONO LIETO DI CONOSCERTI”, ha annunciato ancora una volta il robot, ripetendo ciò che aveva detto un attimo prima. Non ha sorriso perché la sua bocca non poteva muoversi: è solo un foro fisso da…